ieri, oggi e domani Sante Marie e la sua storia

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Alcuni giorni orsono – passando in Comune per delle pratiche – ho notato una vecchia pagina ingiallita di un giornale appesa al muro,

 un po’ defilata,  in una cornice con il vetro spaccato. Esaminandola meglio ho visto che si trattava di una intervista del 1956 all’allora primo cittadino di Sante Marie, Carlo Lattanzi, corredata di interessanti fotografie. Ho chiesto allora il permesso al  Sindaco Giovanni Nanni, che ringrazio per la disponibilità, a prelevare quella pagina per poterla riprodurre, promettendo di restituirla in breve tempo in una più degna cornice. Il mio obiettivo era scansionare le immagini che, anche se di scarsissima qualità tipografica, costituiscono comunque una testimonianza di quegli anni. Leggendo il testo dell’articolo mi sono però convinto dell’importanza di riprodurre l’intera pagina: l’intervista è un autentico spaccato della vita dell’epoca, che ripercorre le difficoltà di un paese da poco uscito dal dopoguerra, estremamente povero, con i danni dei bombardamenti ancora da riparare e alle prese con un continuo flusso migratorio – un’autentica emorragia – che ne allontana le risorse migliori.

 

Ma lasciamo parlare Carlo Lattanzi: nel 1951, anno del suo insediamento, ”la situazione del capoluogo e delle frazioni era veramente disastrosa (…) Ancora evidentissimi erano i segni della distruzione causata dai bombardamenti aerei dell’ultima guerra (…) Moltissime erano le famiglie che non avevano casa in quanto la quasi totalità delle abitazioni erano semidistrutte. Cumuli di macerie esistevano ancora in Via Cesare Battisti ed in Corso Garibaldi (…)  Le strade interne del paese erano ridotte in maniera intollerabile e le fognature erano completamente inefficienti (…) La viabilità era, specialmente nei mesi invernali, pressoché impossibile e mancava quasi del tutto l’approvvigionamento idrico (…) Il comune ha scarsissime risorse economiche, rese ancora più misere dal deficit finanziario (…) Inutile mi pare aggiungere che molto alta era anche la percentuale dei disoccupati.”

Segue un lungo elenco delle opere da realizzare nel capoluogo e nelle frazioni con relativo importo di spese. Alla fine dell’intervista il cronista chiede al Sindaco di citare situazioni particolarmente toccanti e Carlo Lattanzi annovera: “Purtroppo di casi pietosi nel nostro Comune ve ne sono numerosi e gravi. Specialmente nelle frazioni Val dei Varri e Castelvecchio, è difficile stabilire chi sia il più povero. Molte volte gli abitanti di questi due centri ricorrono al baratto per poter acquistare i generi alimentari più necessari. Senza parlare poi delle condizioni delle abitazioni (…)”. L’intervista termina con un accorato appello “alle Autorità governative affinché intervengano per mettere fine a questo intollerabile stato di cose. (…) Mi limito a segnalare solamente il caso che alla mia coscienza di sindaco e di educatore appare il più pietoso. Intendo parlare della famiglia di tale (…), composta di sette persone tutte malate gravemente di tubercolosi. Io credo che sia opportuno far ricoverare questi poveretti affinché essi abbiano le necessarie cure e gli altri evitino il pericolo del contagio.”

            In un riquadro della pagina, intitolato “Manodopera specializzata”, si citano alcuni dati sul paese, sull’attitudine dei suoi abitanti e sull’origine del nome. Apprendiamo così che all’epoca l’intero Comune di Sante Marie contava 3604 persone (contro le attuali 1300 circa), che il Sindaco era l’insegnante elementare Carlo Lattanzi mentre il vice era l’artigiano Adolfo Di Giovanni (mio zio, un “ragazzo del ’99”), che il paese “ha saputo dare al Risorgimento Italiano moltissimi suoi figli che hanno combattuto valorosamente fra le file della Carboneria e della Giovane Italia”. Si accenna poi alla fortissima emigrazione verso la Capitale di cittadini in cerca di lavoro, principalmente personale specializzato, muratori, minatori, carpentieri; “Anche le donne, specialmente però quelle delle frazioni, giunte alla età di diciotto-venti anni, partono per la Capitale e se ne vanno a servizio.” Si fa poi cenno alle forme di reazione alla disoccupazione grazie allo spirito d’iniziativa del comune marsicano, che ha consentito agli abitanti delle frazioni di incassare la cifra di due milioni di lire con la raccolta dei funghi. Si parla anche del rientro estivo dei paesani emigrati a Roma, con le note dolenti sulla recettività (“non vi sono pensioni”) e sull’approvvigionamento idrico. “Senza contare poi che la vicinanza con Tagliacozzo non permette uno sviluppo molto sensibile.”  In 50 anni e passa alcune problematiche sono rimaste immutate.

Mauro Di Giovanni

ieri, oggi e domani Sante Marie e la sua storiaultima modifica: 2009-06-21T18:58:00+02:00da santemarie
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