20 gennaio 1944 data da non dimenticare

Il prossimo 20 gennaio ricorrerà il 68 anniversario del
bombardamento di Sante Marie….proponiamo questo ricordo di fr.Pietro
Aresti scritto e pubblicato sul libro di poesie dell’Associazione
Anziani 2011….è una testimonianza preziosa per non dimenticare il
passato…..questa testimonianza si aggiunge a quella di Arsene
Catini!!!

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Ricordi, drammatici, d’infanzia


Per inquadrare meglio il racconto che principalmente ci interessa, a
beneficio di chi non ricorda o proprio non conosce la situazione in
cui si trovava l’Europa, e il mondo in quegli anni. Ecco un essenziale
riassunto dei fatti storici. Il 1 settembre 1939 la Germania di
Hitler decise di invadere la Polonia, dando così inizio al conflitto
che presto divenne mondiale. Il 3 settembre 1939 subito la Francia e
l’Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. L’Italia inizialmente
rimase neutrale. Il 10 giugno 1940 anche Mussolini, poiché le sorti
del conflitto sembravano essere favorevoli a Hitler, decise di entrare
in guerra a fianco della Germania: conquista della Somalia britannica:
offensiva italiana in Libia: attacco alla Grecia. Nel 1941 Germania e
Italia dichiararono guerra alla Russia. Tragedia dei nostri soldati:
più di 100.000 tra morti, feriti, prigionieri e dispersi. Il 25 luglio
1943 cade il regime di Mussolini. L’8 settembre 1943 l’Italia chiede
l’armistizio e i soldati tedeschi diventarono truppe di occupazione
del nostro paese. Un gruppo di SS tedesche avevano occupato la villa
dell’avvocato Mari, presso la stazione ferroviaria . Sotto gli alberi
avevano attrezzato un’officina meccanica per le riparazioni dei loro
mezzi militari. Un nutrito gruppo di Slovacchi si erano insediati
nelle cosidette “baracche”, costruzioni antisismiche, realizzate dopo
il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, dietro la Chiesa Madre
sotto il muraglione deglio “Ortiglio”. Esse servivano da scuola
elementare da noi frequentata. I soldati suddetti erano, si capisce,
agli ordini dei tedeschi della stazione. Di conseguenza, noi bambini
di allora, perdemmo tutto un intero anno scolastico: 1943-1944 – io e
altri miei coetanei avremmo dovuto frequentare la classe seconda.
Piccoli come eravamo, liberi da impegni scolastici, noi e tanti altri
grandicelli passavamo il tempo in giro per il paese, quando non
accompagnavamo i familiari nei lavori dei campi. Il 20 gennaio 1944:
Erano circa le ore10 del mattino. Io mi trovavo, con mio cugino
Benedetto Spalletta nell’officina di fabbro Arialdo ( figlio deglio
“Arrotino”, cioè Vincenzo), situata di fronte alla casa deglio
“Zellino” ( Peppino Giorgi), sopra a “Casteglio”. Si cominciarono a
sentire i rumori di aerei, come spesso accadeva, in quei mesi. Erano
aerei alleati anglo-americani, che partivano dall’Italia meridionale,
dietro la cosiddetta linea “Gustav” di Cassino, per andare a
mitragliare e a bombardare le postazioni tedesche dell’Italia del
Nord. Tutto questo, dopo lo sbarco in Sicilia degli Alleati e il
successivo passaggio in Calabria e in Campania. Ci affacciammo subito
sulla soglia dell’officina: una squadriglia di 10-12 caccia
bombardieri, abbastanza bassa, si dirigeva verso san Quirico.
Improvvisamente tutta la squadriglia invertì la rotta. Noi bambini non
pensammo a nulla, ma Arialdo gridò forte: “Correte venite dietro a
me!” E contemporaneamente apriva la botola del pavimento che
permetteva di scendere al piano di sotto. Ci rannicchiammo tutti e tre
in un angolo, contro un muro di tufo. Intanto mia sorella Luisa che
era scesa a prendere acqua alla fontana e che mi aveva visto poco
prima, non trovandomi più, mi cercava tutta preoccupata. Appena
risaliti, non so quanto tempo dopo, vedemmo tanta gente del vicinato
che scappava verso “ Santo Marceglio” e verso la Casata. Cosa era
successo? Gli aerei avevano sganciato diverse bombe che caddero in tre
parti dell’abitato, oltre quelle fuori del paese: alla “Casata”, a
“Palatera” e due anche a “Santo Marceglio”, proprio dove passavamo
tutti noi di “Casteglio” per scappare: una dove adesso c’è la casa di
Amleto Cursi e una dall’altra parte della strada. Essendo però ad
orologeria esse non scoppiarono subito, per nostra fortuna erano
invece scoppiate quelle della Casata, distruggendo case e causando
morti e feriti; peggio ancora era successo a Palatera, vicino alla
Chiesa di san Nicola, dove i morti e i feriti sotto le macerie furono
molti di più. Tra essi vorrei ricordare, con particolare commozione
mia zia Onesta e due suoi figli, Irma e Quirino. Tutta la gente si era
rifugiata nei Casali fuori paese. Noi di famiglia fummo accolti dalla
comare Eleonora della famiglia d’Amadio, nel casale di via san
Quirico. Da lì, verso sera assistemmo allo scoppio che dismisero quasi
tutto “santo Marceglio”. Successivamente ricordo che fummo accolti nel
casale di zia Maria Venere, dall’altra parte deglio “Uvato”. Non
ricordo per quanto tempo prima di tornare nelle nostre case.
Ipotesi sui motivi del bombardamento del nostro piccolo paese:
– La più probabile credo sia quella di uno sbaglio di mira: volevano
colpire la ferrovia e la stazione,ma non avevano certo gli strumenti
elettronici di precisione di oggi.
– Ho sentito parlare i vendetta di un prigioniero alleato, che tentava
di raggiungere i suoi commilitoni, oltre la linea Gustav, noscosto nel
territorio di Sante Marie e tradito da qualcuno del paese: francamente
la ritengo poco plausibile.
– Ne azzardo una io; forse miravano il quartier generale di
Kesserling, comandante delle truppe tedesche a Massa d’Albe, sotto il
Velino, nella vallata al di là di monte Faito. Venendo da San Potito
e da Forme verso Magliano, due Chiese e due campanili presentano
ancora lo stesso aspetto che si vedeva a Sante Marie, venendo da
Tagliacozzo, prima che san Nicola venisse distrutto. Avrebbero
sbagliato vallata, ingannati da quella somiglianza di aspetto tra i
due paesi? Libero ognuno di pensarla come crede.
Fratel Pietro Aresti
(Religioso della Congregazione dei Fratelli dell’Istruzione Cristiana)

20 gennaio 1944 data da non dimenticareultima modifica: 2012-01-17T18:43:00+01:00da santemarie
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