Viva i Papa’

La Festa del Papà ricorre il 19 Marzo in concomitanza con la Festa di San Giuseppe, che nella tradizione popolare oltre a proteggere i poveri, gli orfani e le ragazze nubili, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.
Pare che l’usanza ci pervenga dagli Stati Uniti e fu celebrata la prima volta intorno ai primi anni del 1900, quando una giovane donna decise di dedicare un giorno speciale a suo padre.
Agli inizi la festa del papà ricorreva nel mese di giugno, in corrispondenza del compleanno del Signor Smart alla quale fu dedicata, poi solamente quando giunse anche in Italia si decise che sarebbe stato più adatta festeggiarla il giorno della Festa di San Giuseppe.
In principio nacque come festa nazionale, ma in seguito è stata abrogata anche se continua ad essere un’occasione per le famiglie, e sopratutto per i bambini, di festeggiare i loro amati padri. La festa del 19 marzo è caratterizzata inoltre da due tipiche manifestazioni, che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia: i falò e le zeppole. Poiché la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano.
In quest’occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa.
un grazie a Padre Michelangelo che sabato sera ha voluto organizzare una serata dedicata a San Giuseppe e a tutti Papa’.

Viva i Papa’ultima modifica: 2012-03-19T06:48:00+01:00da santemarie
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Un pensiero su “Viva i Papa’

  1. Preghiera a San Giuseppe Frittellaro

    di Checco Durante

    San Giuseppe frittellaro
    tanto bbono e ttanto caro,
    tu cche ssei così ppotente
    da ajutà la pora ggente,
    tutti pieni de speranza
    te spedimo quest’istanza:

    fa sparì dda su la tera
    chi ddesidera la guera.
    Fa vvenì l’era bbeata
    che la ggente affratellata
    da la pace e dar llavoro
    non ze scannino tra lloro.

    Fa ch’er popolo italiano
    ciabbia er pane quotidiano
    fatto solo de farina
    senza ceci né saggina.

    Fa cche ccalino le tasse
    e la luce, er tranve e’r gasse;
    che ar ttelefono er gettone
    nu’ lo mettano un mijone,
    che a ppotè legge er ggiornale
    nun ce serva ‘n capitale.

    Fa che tutto a Campidojo
    vadi liscio come ll’ojo:
    che a li ricchi troppo ingordi
    je se levino li sordi
    pe’ ccurà quer gran mmalato
    che sarebbe l’impiegato,
    che così l’avrebbe vinta
    p’allargasse’n po’ la cinta.
    Mo quer povero infelice
    fa la cura dell’alice
    e la panza è ttanto fina
    che se ’ncolla co’ la schina.

    O mmio caro San Giuseppe
    famme fa ‘n ber par de peppe (scarpe),
    ma fa ppure che er pecione (carzolaro)
    nun le facci cor cartone
    che sinnò li stivaletti
    doppo ‘n mese che li metti
    te li trovi co li spacchi
    ssenza sola e ssenza tacchi.

    E fa ppure che’r norcino
    er zalame e er cotichino
    ce lo facci onestamente
    cor maiale solamente
    che ssinnò lì drento c’è
    tutta l’arca de Noè.

    Manna er ffreddo e mmanna er zole,
    tutto quello che cce vole
    pe’ ffa bbene a la campagna
    che ssinnò qqua nun ze magna.

    Manna l’acqua che ricrea
    che sinnò la Sora ACEA
    ogni vorta che nun piove
    se’mpressiona e ffa le prove
    pe’ ppoté facce annà a lletto
    cor lumino e’r mmoccoletto.

    O ggran santo bbenedetto
    fa che ognuno ciabbia un tetto,
    la lumaca affortunata
    cià la casa assicurata
    cha la porta sempre appresso…
    fa ppe’ noi puro lo stesso:
    facce cresce su la schina
    una cammera e ccucina.

    Fa che l’oste, bbontà ssua,
    pe’ fa er vino addopri l’uva,
    che ssinnò, quanno lo bbevi,
    manni ggiù l’acqua de Trevi.
    Così er vino fatto bbene
    fa scordà tutte le pene
    e tte mette l’allegria.
    Grazie tante….
    …………..Accusì ssia !!!!!!

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